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DIARIO DI UN VIAGGIO IN IRAN

Il testo che segue è diario di uno dei tanti viaggi in Iran che ho accompagnato – Iran classico di 8 giorni. Per motivi di privacy, userò gli iniziali parlando di persone e non adopererò le date precise. Le fotografie sono mie, come anche l’italiano, non sempre perfetto. Mi scuso in anticipo…

Cari amici, come prima desidero ringraziarVi per otto giorni trascorsi insieme in splendido Iran. Poi, siccome ho promesso di darvi alcune notizie sulle nostre visite, di mandarVi qualche poesia e di procurarVi qualche informazione sul susseguirsi delle dinastie, sul calendario iraniano etc., vorrei farlo al più presto, prima che qualche aereo mi porti da qualche altra parte.

E’ molto difficile viaggiare in cinquanta. Ciascuno di noi ha partito con proprie aspettative, con proprio bagaglio culturale e emotivo, con qualche interesse particolare; dunque, con una sua “idea” di viaggio. Organizzare e condurre un “viaggio di gruppo” significa trovare un comune denominatore che soddisfi tutti; obbiettivo pressoché impossibile. Si cerca di trovare un ideale comune, facendo somma di operativi voli, spostamenti via terra, strutture ricettive, giorni disponibili, itinerari interessanti. Quando poi si comincia a pensare alle esigenze individuali delle persone che non conosci, la faccenda diventa ancora più complicata. C’è quello abituato fare un break più lungo per il pranzo e quello che si accontenta di un panino, c’è colui che correrebbe da un sito al altro senza sosta e costui che si trova al proprio aggio girovagando per i bazar e i negozi; poi quello che si diverte parlando con la gente del posto e quell’altro che preferisce avere il tempo per meditare o fotografare per conto suo…

Per mettere tutte queste cose insieme ci vuole tanta professionalità ed esperienza. Perciò una gran parte del merito è della agenzia/tour operator che ha predisposto il meglio dei fattori tecnici disponibili. Poi c’è il fattore umano e fattore imprevisto, quindi una gran parte del merito va alle guide locali, accompagnatori e autisti, dove entrano in gioco simpatie e antipatie; dopodiché vi sono incidenti ed imprevisti contro cui non si può far nulla, tipo lavori o animali sulla strada, chiusura di qualche museo, incidenti di salute … che vanno affrontati ad hoc. E alla fine c’è il merito i ciascuno dei partecipanti, creatosi, come in una scatola magica, di tutte le particolarità dei singoli individui. Qui entrano in giuoco la puntualità che cerchi di acquisire o alla quale sei già abituato, vecchio amico con sui sei partito o amicizia nuova che sta per iniziare, lamentela con la quale si può migliorare qualcosa oppure si rischia di non essere compresi da compagni di viaggio; ci sono poi consigli benevoli, malori gravi o lievi, racconti delle proprie vite, cibi su cui si è allergico, sopportazione dei altri, scambi di opinioni più o meno ardui, risate che ripianano tutto…

Un viaggio e tutto ciò messo insieme: parte tecnica, invisibile; fattore umano, molto presente e poi tante cose nostre che per un periodo di tempo condividiamo nello spazio che non è il nostro abituale. Un viaggio riuscito è un’apertura, un “qualcosa in più”, creato da tutti per tutti. Sinceramente penso che oltre un ottima organizzazione, oltre le bellezze del meraviglioso Iran e della sua gente, oltre la disponibilità di guida locale Shahab e l’affidabilità di autista Adel e di suo giovanissimo aiutante siete stati tutti Voi a rendere questo viaggio unico e speciale, e voglio ringraziarvi tutti.

Adesso… sto cercando di ordinare appunti e di scrivere una specie di diario di viaggio, e dico che non è facile… ci sono così tante cose che meritano di essere raccontate, non è possibile, ma proverò….

Venerdì, xx agosto.
Ci siamo trovati alle 11,30 al aeroporto di Malpensa, con tanti altri viaggiatori che hanno riempito volo fino al ultimo seggiolino disponibile. Alcuni volti vedo per la prima volta, altri ricordo dalla serata in cui abbiamo presentato il viaggio nel cinema di I.. Cerco di collegare nomi dei passaporti, controllati e fotocopiati diverse volte, con le persone che ho attorno. Ma qui in aeroporto e quasi impossibile… c’è una marea di viaggiatori. Alcuni che non appartengono al “mio” gruppo comunque chiedono informazioni, forse intuiscono che sono accompagnatrice. Sembra che tutti gli aerei portano in Iran. Facciamo il check-in e imbarco, prendiamo i nostri posti. Volando verso est si aggiungono 150 minuti di fuso orario: arrivo a Tehran è previsto alle 22,10 ora locale. Prima di scendere le donne si coprono le teste con un hajab un po’ improvvisato, ad alcune partecipanti aiuto io, poi tutti insieme andiamo a prendere i nostri visti, nostra corrispondente iraniana ed io ci organizziamo a fare più velocemente possibile. Tutto fila alla grande e alla fine facciamo i controlli doganali, recuperiamo i bagagli e ci mettiamo a trascinare le valigie verso pullman, insieme con Shahab che sarà la nostra guida per tutto il tour. Ci presentano l’autista Adel e il suo aiutante, ci accolgono con uno snack, regalano ad ogni signora un colorato foulard. Quando arriviamo in nostro hotel Parsian Enghelab sono già le undici passate, alcuni vanno a letto, altri vogliono mangiare qualcosa. Sistemati tutti, Shahab ed io ci mettiamo a “rivedere” il programma di domani: non sapeva di S. Messa domani presso la cattedrale cattolica, ma promette di organizzarla.

Sabato, xx agosto.
La vista dal ristorante dell’albergo ci mostra la grande Tehran: caotica, un po anonima, cresciuta troppo in fretta. Prima cosa che facciamo al Tehran è visita alla cattedrale di Consolata, situata tra l’Ambasciata di Vaticano e l’Ambasciata d’Italia. La divina provvidenza ha funzionato ancora una volta, la Santa Messa è prenotata. L’Arcivescovo dei Latini di Isphahan, (il titolo ufficiale della arcidiocesi iraniana) mons. Ignazio Bedini S.D.B non è a Tehran, quindi ci accoglie don Franco, salesiano anche lui. Semplice e simpatico, racconta in poche parole la immensa diocesi che conta meno di 10.000 fedeli, la diocesi dove 5 sacerdoti e una decina di religiose svolgono servizio pastorale nelle 6 parrocchie. Don ci racconta favolosa anima del popolo iraniano, sottolineando il rispetto del governo verso altre confessioni, tutti sappiamo che le difficoltà per i cristiani ci sono, e non poche, a partire dal fatto che la conversione da islam al cristianesimo è punibile con la morte. Celebriamo la Santa Messa, pregando per la pace in mondo. Mi ricordo bene l’arcivescovo, simpatico e aperto, che in altre occasioni raccontò diverse vicende vissute in Iran, tra cui il fatto che alcuni nipoti di ayatollah Khomeini frequentavano la Scuola salesiana prima della rivoluzione islamica. Fu in seguito chiusa, insieme a tutte le altre scuole cristiane, per motivi di nuove leggi islamiche. Disse che comunque la scuola fu ringraziata per ottima educazione impartita ai nipoti.
Segue la visita al palazzo Golestan, circondato da un bel giardino su cui si affaccia un splendido trono di marmo. Qui è Soheila che ci fa la guida raccontando la storia del palazzo, una grandiosa struttura eretta dalla dinastia dei Qagiari, che vanta vastissime sale tappezzate di specchi che a sua volta vedevano incoronazioni dei diversi scià. Nel 1943 il palazzo ospitò i Tre grandi statisti – Roosevelt, Churchill e Stalin che si riunirono qui per discutere nuovi confini e le condizione della pace nel mondo. Alcune signore ricordano le peripezie “amorose” dello ultimo scià Reza Pahlavi: prima moglie, Fawzia d’Egitto di cui famiglia gli salvò la vita, grande amore Soraya Bakhtiari, che non poté dare gli eredi e l’ultima, Farah Diba Pahlavi, madre dei eredi.
In seguito ci rechiamo al Museo archeologico, dove ci aspetta Shahab: davanti una grande cartina geografica presenta brevemente storia e geografia del suo paese, ed in seguito ci conduce tra le vetrine che conservano le ceramiche di Syialk, i sigilli cilindrici, vari bassorilievi e iscrizioni di diverse capitali antiche: Babilonia, Persepolis, Susa, Pasargade, i bronzi di Luristan, l’uomo di sale e tanto altro ancora. Non esiste museum shop con i souvenir, così ci ricorderemo di questa ricchissima collezione solo grazie alle nostre foto. I due più conosciuti oggetti della storia iraniana non sono conservate in questo museo: il grande sigillo cilindrico di Ciro, considerato la prima carta dei diritti umani della storia umana si trova a Britsh Museum; invece la stele trilingue con la legge di Hammurabi che fino al 1901 era a Susa, oggi è a Louvre. Iran possiede solo le copie.
Pranziamo al ristorante Ferdowsi che porta il nome di poeta, considerato Dante iraniano e padre della lingua farsi. Si mangia bene, unica cosa che manca è il caffè italiano. Dopo il pranzo corriamo al Caveau della Banca nazionale, aperto solo per due ore in pomeriggio. E’ famoso luogo dov’è custodito il Tesoro nazionale iraniano. Diversi gioielli, uno più sfarzoso dall’altro sfilano davanti nostri occhi che quasi non credono che queste pietre siano vere. Oltre numerose corone, scettri, diademi, bracciali sono da ricordare il trono di pavone, una volto collocato in Forte Rosso ad Agra, il globo terrestre di 34 chili d’oro tempestato di 3,7 kg di smeraldi, rubini e diamanti e il grande diamante rosa Dar’ja-i-noor, (mare di luce), pandan del più famoso Kooh-i-noor, oggi appartenente alla corona britannica. Ci sono altri bellissimi musei da visitare, ma non possiamo fare tutto in un giorno scarso che dedichiamo a Tehran: vorrei però ricordare Museo del vetro e della ceramica, di cui nome non promette tanto, ma che è una chicca sia come architettura sia come collezioni: situato in uno splendido palazzo nobiliare restaurato da Farah Diba, poi Museo del tappeto, anch’esso ospitato in palazzo progettato dalla Farah, di cui forma ricorda il telaio, poi Museo del arte moderna….

Uscendo, ci fermiamo per fotografare grande Torre della libertà, Arco “Azadi”, costruita nel 1971 dall’architetto bahai Hossein Amanat, simbolo di Tehran. Un altro famoso monumento di questo iraniano, naturalizzato canadese – l’Arco Bahai – si trova a Haifa, in Israele. Ironia della sorte… baha’i è religione vietata in Iran, e i rapporti tra due stati non sono proprio dei migliori, ma… l’arte serve anche a collegare, almeno idealmente. Ci sbrighiamo per non perdere l’aereo che ci porterà a Shiraz. Facciamo tutti i controlli necessari, uomini separati dalle donne secondo la legge islamica. Dopo un breve volo passato conversando con mia vicina di sedile E., che viaggia prima volta con noi, siamo a sud del Iran, a Shiraz. Prendiamo le valigie, ci sistemiamo al hotel Chamran. P. e F. hanno problemi per aprire la valigia: alla fine sistemiamo anche questo. Durante la cena racconto a questo gruppo che con un altro gruppo parrocchiale in questo albergo abbiamo celebrato la S. Messa: era avvisata al microfono in sala pranzo, così che a noi si sono aggregati altri italiani. Il tavolo che servì da altare si trovava tra due fotografie obbligatorie nei alberghi iraniani, dei ayatollah Khomeini e Khamenei… uno dei tanti paradossi dell’Iran. Anche questa sera si è fatto tardi, fuso orario si sente, quindi subito andiamo a nanna.

Domenica, xx. agosto
Nostra prima visita ci porta a Persepolis. Persepolis, tutelata dall’UNESCO; la città di Dario, di cui costruzione iniziò nel 512 a.C., non ha bisogno di particolari presentazioni. Fu una delle cinque capitali dell’Impero achemenide (le altre erano Babilonia, Ecbatana, Pasargade e Susa). È situata a circa cinquanta chilometri a nord della città di Shiraz, provincia di Fars. Fa caldissimo, la spiegazione davanti il plastico del sito, costituito da 125 000 metri quadri di superficie pianeggiante, in parte costruita artificialmente e in parte scavata da una montagna. A giudicare dalle iscrizioni, gli edifici vennero costruiti prevalentemente da Dario I, ed è sotto questo re, con il quale lo scettro passò a un nuovo ramo della casa reale, che Persepoli divenne una delle capitali della Persia. Il fatto che si trova nell’una regione remota e di difficile accesso spiega il perché i greci non erano a conoscenza della città fino all’epoca di Alessandro Magno che la conquistò e saccheggiò. Fotografiamo Homa, cavallino alato di buon augurio, oggi simbolo di Iranair scolpito su alcuni grandi pilastri, visitiamo le rovine di sala di udienze Apadana e dei palazzi privati di Dario e Serse, rimaniamo ammaliati dai fregi che ritraggono 23 nazioni portanti omaggi a Dario, ammiriamo farvahar, uomo-uccello zoroastriano con tre ordini di piume che troneggia su alcuni edifici, ricordiamo terribili fiamme con cui Alessandro Magno distrusse la capitale persiana nel 330 a.C. … tutto riportato alla luce dopo secoli di dimenticanza con dei scavi condotti dal Ernst Herzveld, americano e da un gruppo dei archeologi di Louvre nei anni ’30 del secolo scorso. Pranziamo sulla terrazza di ristorante Laneije tavuz, situata ai bordi di una grande vasca, dove un venticello ci regala un po’ di aria fresca.
Nel pomeriggio ci rechiamo al centro storico di Shiraz e passiamo accanto la fortezza Arg-e-Karim Khan, edificata tra 1766/67, la quale colpisce con le mura e quattro bastioni, di cui uno inclinato. C’è una statua di fotografo che scatta la sua foto e che viene fotografato dai turisti. Ci sbrighiamo verso il Bazar di Vakil, architettonicamente tra i più belli di Iran, con le sue magnifiche volte, negozi elevati 70 cm dal piano della strada su cui passa la gente, con dei caravanserragli, magazzini, hammam e cortili. Visitiamo la moschea di Vakil, con le sue colonne rosa e belle piastrelle chiare. Il cortile è purtroppo in restauro. Dopo ci rechiamo al hammam dove le figure di cera ci raccontano che cosa erano i servizi offerti in un bagno pubblico iraniano. Alla fine visitiamo il caravanserraglio con i magazzini; mentre il gruppo ha mezz’oretta libera per lo shopping Shahab porta le ragazze giovani (ci siamo V., V., S., ed io, che complimento), in una piccola sala da tè e la … fumiamo il narghilé, o meglio facciamo finta di fumarlo. A Shiraz ci sono tantissime cose da visitare, in seguito nominerò alcune che mi sono rimaste impresse: moschea di Shah Cheragh, che significa “l’imperatore della luce”, un’importante meta di pellegrinaggi a partire dal XIV secolo, quando la regina Tashi Khatun impartì la costruzione della moschea, con bellissimi esterni color rosa, e con ancora più belli interni che nascondono un meraviglioso spettacolo costituito da milioni di piccoli frammenti di vetro che riflettono la luce in tutte le direzioni. Secondo la leggenda nel 900 ayatollah Dastghāʾib avvistò qualcosa di brillante mentre si avvicinava alla zona, trovando poi in questo luogo una tomba luminosa con i corpi dei fratelli Ahmad e Muhammad, figli dell’Imam sciita Mūsā al-Kāẓim e fratelli di santo Alī al-Riḍā, perseguitati dagli Abbasidi contro i musulmani sciiti. Un altro edifico molto bello ma meno conosciuto è la moschea-tomba di Ali-ebn-e-Hamze. E’ una moschea funzionante e per visitarla donne vengono avvolte nei chador, aiutate da gentilissime inservienti. Il
cortile di essa è tappezzato di tombe, riporto un’epigrafe scolpito su una di esse:
/// Se vieni a trovarmi, ///
/// vieni lentamente e con gentilezza ///
/// per non spezzare la fragile porcellana ///
/// della mia solitudine ///
Per i fan della poesia: si tratta dei versi di poeta contemporaneo iraniano, Sohrab Sepheri, (1928-1980).
Prima di entrare bisogna inoltre togliersi le scarpe; ed anche in questa moschea interni sono caratterizzati da un mondo magico di specchi che ricoprono tutti i muri degli interni colorati di verde. Shiraz è citta di giardini e poeti, nonostante clima desertico è piena di piccoli canali d’irrigazione e di un verde meraviglioso, lussureggiante, fiorito… In questo viaggio abbiamo fatto una breve passeggiata accanto di alcuni, ma ci sono davvero tantissimi, tra essi Bagh-e Jahan Nama, Shapouri, Eram, Delgosha, Azadi… Anche la antica porta dell’ingresso nella città, detta Porta del Corano con vicine tombe di Mir Ali, nipote del santo imam Musa, c’e complesso cimiteriale con tomba di poeta Khaju, c’è mausoleo del poeta Sa’adi, anch’esso di Shiraz; poi la grande Jame di Atigh e la moschea di Nasir, con vetri coloratissimi; le case storiche di Zinat e di Qavam, diversi musei tra cui museo del Fars e museo della miniatura meritano di essere nominati…ci vorrebbero diversi giorni per visitare tutto…e il tempo come sempre è tiranno
Alla fine andiamo a rendere omaggio al poeta. Visitiamo il mausoleo di Hafez Shirazi, uno dei maggiori poeti della lingua farsi vissuto tra 1315/1325 – 1390. Il mausoleo è un piccolo padiglione ottagonale, opera di architetto francese André Godard eretto nel 1935. E’ immerso in un bellissimo giardino. La struttura è affollatissima: muezzin intona la preghiera, alcuni pregano; altri prendono il tè, ridendo e parlando. Alcuni recitano le poesie; qui i poeti scomparsi da secoli sono vivi e onorati, non ci sembra di essere in un cimitero… ci commuoviamo tutti.
Con delle bellissime immagini nei cuori andiamo al albergo. Scambiamo le prime impressioni, ognuno ha qualcosa da chiedere, da commentare, da raccontare…

Lunedì, xx agosto.
Carichiamo le valigie sul pullman. E’ giorno del spostamento a Esfahan. La strada ci porta al Naghsh-e-Rostam, dove ammiriamo le tombe cruciformi dei re achemenidi e le sculture della dinastia sassanide, scolpite nella roccia vivva. C’è anche una torre zoroastriana, Kab’-e-Zarathust, ritenuta tempio-osservatorio astronomico. Shahab e i ragazzi preparano un’ottima merenda con frutta, dolci, Nescaffé e tè: chiacchieriamo, ridiamo, commentiamo tutti.
La tappa seguente è un’altra capitale persiana, Pasargade, dove ci aspetta tomba di grande Ciro. La tomba di Ciro – Kuruš II, fondatore della dinastia achemenide è un monumento semplice e davvero straordinaria: resistente ai 8 gradi Richter di terremoto, risparmiata da Alessandro Magno, conquistatore di Persepolis, salvata dalle distruzioni islamiche grazie alla una bugia: era presentata ai invasori arabi come tomba di madre di Salamone. E’ maestosa nella sua singolare umiltà. Ricordiamo le parole che furono scolpite su essa…

O uomo, chiunque tu sia ///
/// in qualunque momento tu venga ///
/// poiché so che verrai ///
/// io sono Kuruš ///
/// e conquistai un impero mondiale per i Persiani ///
/// non invidiarmi questa poca terra che ricopre il mio corpo.

ricordiamo la tolleranza e lungimiranza di Ciro leggendo l’editto in cui egli permette ai Ebrei ritorno in patria, riportatoci da Libro di Esdra (I, 1 – 4), ricordiamo e pensiamo che anche oggi ci vorrebbero uomini grandi di una umiltà e umanità simili … e partiamo in silenzio. Tutti contenti, compresi i bambini iraniani che vengono a donarci propri sorrisi. Ho quasi dimenticato: pranziamo lungo la strada, in un ristorantino usato dalla popolazione locale che si chiama Abadeh, come il capoluogo della provincia. Una bella esperienza. Attraversiamo stupendi paesaggi del altipiano iranico. Sul pullman Shahab continua ad esporre la storia dell’Iran, spiegando le questioni religiose, dinastiche e culturali. Ci fermiamo ad un posto stupendo: Izdakhast. Scendiamo, attraversiamo il cimitero del paese e dal altra parte della valle si spiegano case comuni di un villaggio sassanide del II sec. d.C.. Affascinante. Sul pullman continuiamo parlare di cose comuni: istruzione, prezzi di benzina, stipendi, libertà …
Proseguiamo verso Esfahan. Arriviamo al nostro hotel Kowsar, facciamo check in, e ceniamo. Shahab, che è di Esfahan, torna a casa sua, albergo è “full”. Quando abbiamo finito di mangiare quasi tutti vogliamo fare due passi per vedere la grande Naqsh-e Jahan in anteprima. In faccia alla stanchezza. Albergo è vicino al centro: bisogna attraversare il Si-o-seh-Pol e poi camminare un po’, dopo tanto pullman fa bene. Io prendo il ruolo della guida: nonostante che conosco Esfahan, strada facendo chiedo una famiglia adagiata sul tappeto se è giusto girare a destra per arrivare alla Piazza. E’ qui che inizia il bello: la famiglia che su quell’incrocio davanti alla Biblioteca sta facendo pic-nic ci invita a sedersi con loro. Spiego che non sono sola, che siamo in quaranta (una decina è rimasta nel hotel), loro fanno capire che fa niente: ci invitano, tirano fuori bicchieri di plastica, preparano panini. L’ospitalità è incredibile, cordiale e spontanea: non si può descrivere con le parole. Due ragazzi giovani ci accompagnano verso la piazza. La Meydan è stupenda: è davvero Naqsh-e-Jahan, “l’immagine del mondo”. Rimaniamo a gironzolare, M. e S. si fanno prestare una bici e fanno giro in piazza, tutti fotografano le famiglie che sono qui a passeggiare o a fare pic-nic, tutti si fanno fotografare da proprietari dei diversi cellulari iraniani, e il fatto più bello, parliamo senza capire una parola di farsi, ci abbracciamo, donne con donne, uomini con uomini, prendiamo i loro bambini in braccio e ridiamo… ridiamo … con la bocca, con gli occhi, con il cuore. Torniamo in albergo in taxi, che ordino per tutti e che costano pochissimo, siamo stanchi e felici. Salgo ultima: è passata la una di notte quando arrivo in mia stanza.
Non prendo sonno, dal mio balcone fisso la città: vicinissimo, il Si-o-Seh-Pol, ponte con 33 archi (in onore dei anni di Gesù) che attraversa fiume Zajande-Rud. Il fiume è senz’acqua, hanno deviato il corso per fornire altre città. La vista di questo fiume secco, messo così male, mi rende triste; mi ricordo altre volte quando sono stata qui ad ammirare il suo scorrere… ma lieve luce che emana dalle sagome della cupola e dei minareti della Moschea di Emam consolano con la loro infinita e sublime bellezza.

Martedì, xx agosto.
Dopo prima colazione per prima ci rechiamo alla piazza reale Meydan Naqhsh-e-Jahan, senza dubbi una delle più belle del mondo. Maggioranza è già stata qui, e raccontiamo noi alla nostra guida l’avventura di ieri sera. E’ immensa, l’armonia e le proporzioni sono perfette: un rettangolo di dimensioni di un campo di polo, (525×159 m). In passato, questo sport di origini iraniane chiamato chogan si praticava proprio su questa piazza. Ci sono le piscine centrali (ieri sera erano piene d’acqua, con delle bellissime fontane, stamattina sono vuote), lungo tutti i lati sono spiegate le arcate con dei negozi del bazar, mentre il secondo piano è ad arcate cecche, erette solo per armonia e bellezza, poi ci sono due splendide moschee e il palazzo reale. E ci siamo tutti noi, con il nostro caro don F. … tutti quanti, “famosi cinquanta viaggiatori”, compresi Shahab e Anita facciamo nostra parte dell’immagine del mondo.
Il primo monumento che visitiamo è la Moschea dello Scià (Masjed-e Abbasi Shah) o dello Emam Hossein, situata al lato meridionale della piazza. Passando sotto il superbo portale blu alto 27 metri, affiancato da due colonne non simmetriche, percorrendo l’ingresso inclinato entriamo in cortile su cui quattro lati sorgono quattro iwan, di cui il più bello è quello meridionale. Soluzione architettonica è geniale, la pianta non altera l’aspetto della piazza e rispetta direzione obbligatoria verso Mecca. Il tutto è coronato da cupola della forma di bulbo che da fuori raggiunge altezza di 52 metri, ricoperta con della ceramiche color turchese, e dai due snelli minareti, alti 42 metri.
Dopo entriamo nella piccola moschea privata di Sheikh Lotfollah, dedicata a grande teologo della corte di cui porta il nome. Posta sul lato lungo della piazza si presenta come un portale riccamente decorato di maioliche, una cupola di diametro di 22 e di altezza di 32 m, e una mancanza di minareti. Dentro, penombra di un corridoio blu, inclinato a 45 gradi ci porta nella sala unica della piccola moschea privata. Sopra di noi c’è il tamburo traforato in modo esemplare con delle finestre e la cupola. In essa la luce nei rombi di maiolica disegna un spicchio vibrante dorato e blu: sembra coda di pavone, che in islam è simbolo di perfezione e spiritualità. La tecnica particolare della maiolica intarsiata fa sì che le piastrelle sembrano vive, grazie anche ai colori ottenuti mescolando argilla con dei polveri delle pietre preziose: lapislazzuli, turchese, oro… Sia il mihrab sia le mura sono coperte di una superba calligrafia (khoshnevisi), opera di Alireza Abassi e Bagher-e Banna. L’architetto, Mohammad-Reza Ostad Hossein Banna Isfahani, “umile e bisognoso della misericordia” ci lascia senza parole.
Andando a mangiare, entriamo in bazar Gheysariye: ci fermiamo a vedere come si lavorano famosi tessuti stampati con dei appositi timbri, i “ghalamkar”. Le compere iniziano con delle tovaglie. Nel ristorante tipico Bostan, dentro il bazar si mangia bene: io purtroppo ho un mal di testa, prendo la pastiglia. Forse è sindrome di Stendhal in versione iraniana – ogni volta mi capita di avere questo mal di testa fortissimo, all’orlo di svenimento. Dopo il pranzo andiamo vedere come si dipingono le miniature (negaregari), un arte di origini antichissime, probabilmente legate al manicheismo ( III sec. d.C.) Nella epoca più recente (XIV – XVI sec.) erano quattro scuole importanti sul territorio dell’impero: Herat, Tabriz, Ghazvin e Esfahan. Si dipinge con dei pennelli di peli di gatto sulle tavolette di avorio o di osso di cammello. Anche qui facciamo dei acquisti. Dopo ci rechiamo in un negozio che lavora i turchesi, pietra iraniana D.O.C.
Nel pomeriggio visitiamo palazzo reale Ali Ghapu. Ali Ghapu è ingresso monumentale verso le dimore reali, di imponente altezza paragonabile ad un palazzo di 7 piani. Da ammirare i muri delle tonalità chiare affrescati con dei fiori e uccellini, alberi e animali, la grande terrazza con colonne alte 10 m, e la sala della musica, con dei stucchi a mo’ di strumenti musicali che formano le nicchie del contro soffitto, perfezionandone acustica. E. ha trovato un bellissimo tappeto, A. è d’accordo di prenderlo… si vedrà.
E’ la volta di Chehel Sotun, detto Palazzo di 40 colonne, immerso in un splendido parco con una enorme vasca in cui si riflettono 20 esili colonne. Al interno i muri sono interamente ricoperti dai affreschi con delle tematiche diverse, realizzati con la precisione della miniatura e con dei colori splendenti. Sono una vera poesia.
Siccome a Tehran non abbiamo visto museo dei tappeti, Shahab ci porta in un bel negozio dove ci spiega cosa significa l’arte del tappeto (farsh va bafandeghi) per la gente iraniana. Ci sono due tipologie principali: i tappeti nomadi con motivi geometrici; e poi quelli di città, con dei motivi del giardino. Riattraversiamo la piazza, facciamo delle compere, parliamo con la gente: le persone gentili e orgogliose del proprio paese. C’è un po’ di tempo per le compere…Alcuni prendono il gelato al zafferano. Ci sono le mercanzie per tutti i gusti e tutte le tasche: i gioielli con dei turchesi o con dei
lapislazzuli, i piatti in rame smaltato, le scatoline dipinte, i tappetini per mouse, le cartoline, le borse. Siccome ognuno ha le proprie esigenze ci sparpagliamo in tutte le direzioni.
Alcuni hanno fatto ritorno a piedi, raccontato le “interviste” che hanno fatto parlando con la gente orgogliosa del proprio paese. Il pregiudizio che l’Iran è un paese “pericoloso” è svanito completamente: Iran ci ha conquistato. Nei nostri cuori auguriamo a tutti gli Iraniani un futuro di libertà, senza embarghi e senza giochi politici.

Mercoledì, xx agosto.
Dopo la colazione facciamo la visita ad un monumento che appartiene a tutte le epoche dell’arte islamica: è l’antica moschea Jame. 23.000 mq di superficie, situata al centro della vecchia Esfahan con i suoi 14 secoli di sviluppo architettonico rappresenta da sola un straordinario museo d’architettura. Le origini sono riconducibili al un tempio del fuoco zoroastriano (III secolo); invece il nucleo più antico della costruzione islamica e rappresentato dalle sale che circondano il cortile centrale, detto Shabestan, è risale al VIII secolo. La più grande moschea del Iran è da considerarsi un’apoteosi del umile mattone, utilizzato in questa moschea in mille modi diversi: ci ricorderemmo delle colonne, della cupola di Tajolmolk, dello mihrab del Oljaito con due minrab (le scale) che lo affiancano, dei iwan ornati con delle ceramiche, soprattutto quelle dello specchio frantumato oppure quelle con delle iscrizioni in calligrafia kufi. L. mi chiede che cosa rappresentano le formelle in cotto adagiate qui e là: spiego che sono i mohr o turbah, (significa letteralmente stampo), fatte di terra di Kerbala, città santa sciita. I fedeli le usano per pregare, ponendo queste formelle tra fronte e tappeto.
Uscendo, attraversiamo vecchio bazar: siamo stupiti con vestiti scollatissimi, di colori sgargianti, da portare in privato. Alcuni di voi mi hanno chiesto come si contano gli anni in Iran, vedendo le schede nella moschea che non corrispondono ai anni nostri.
Spiego: n Iran, come in tutti paesi musulmani, è in uso calendario islamico, che conta gli anni a partire dalla egira (higri) – spostamento di Maometto dalla Medina a Mecca del 622.; le date spesso riportano davanti lettera h = higri. Ci sono dodici mesi lunghi 29 o 30 giorni, quindi l’anno è più corto, di soli 354 giorni. Ogni circa 3 anni c’è l’anno bisestile, e i mesi sono seguenti: Muharram, Safar, Rai al-awwal, Rabi’ath-thani, Djumada al-awwal, Djumada al-akhira, Rajab, Sha’ban, Ramadan, Shawwal, Dhu l-qa’dam, Dhu l-hija.
Inoltre in Iran ed in Afganistan si usa anche il calendario persiano Jalali, di antiche origini, reintrodotto in Iran nel 1922. E’ un calendario solare di 365 giorni che si basa sulle osservazioni del equinozio primaverile – festa di Nowruz, E’ molto preciso: infatti, la correzione è da riportare ogni 141.000 anni; per comparazione, il calendario gregoriano che usiamo noi sarà coretto ogni 3.226 anni. I mesi sono seguenti: Farvardin, Ordibehesht, Khordad, Tir, Mordad-Amordad, Shahrivar, Mehr, Aban, Azar, Daj, Bahman, Esfand. Primi sei mesi sono di 31 giorni, altri cinque di 30, ultimo di 29, in anni bisestili di 30.
Dopo la Jame ci spostiamo in pullman verso quartiere armeno, Jolfa. Attraversiamo anche il quartiere ebreo: ci dimostrano un antica presenza e un rispetto notevole da parte dei musulmani sciiti verso altre religioni del libro. Prima facciamo un po di spesa: prendiamo lavash, pane armeno (e anche iraniano) appena sfornato, poi facciamo le provviste di frutta e alla fine ci concediamo un ottimo caffè, espresso italiano davvero. Poi visitiamo la cattedrale di Vank, situata nel vicolo Kelisa (chiesa) con delle vivissime pitture murali influenzate dall’arte europea e iraniana, eseguite in maniera naif. Gli affreschi raffigurano le scene bibliche, eepisodi dei vangeli, vite dei santi. Anche il campanile è molto particolare. Oltre la chiesa, il complesso ha una biblioteca, una scuola e un museo. Il museo conserva i manoscritti e i primi libri stampati a Esfahan. Poi ci sono oggetti di vita quotidiana, i quadri, e alcune curiosità. Inoltre c’è la sezione di documentazione fotografica sul genocidio del 1915.
In pomeriggio Shahab ci porta a fare alcune visite extra: ci rechiamo alle tombe dei 3 profeti ebraici, luoghi non visitati dai turisti: una di esse si trova nel Golestan-e Shohada, cimitero dei guerrieri-martiri che morirono nella guerra fra l’Iran e l’Iraq, guerra lunga e assurda come sappiamo tutti che causò centinaia di migliaia di vittime. Shahab non conosce tutti questi nomi biblici in italiano, gli conosce solo in farsi: però è sicuro che uno di essi corrisponde al Isaia II, sepolto a Esfahan, città sempre cara ad Ebrei. Noi ricordiamo Isaia su questo luogo; ricordiamo anche vittime di tante altre guerre, passate e presenti, ma tutte, senza nessun dubbio, evitabili, inutili, crudeli. Non sono i luoghi delle visite “turistiche”, ma, come sapete, io non amo viaggiare e non fare solo turista, anche quando sono con i gruppi. E cerchiamo come tour operatar di fare che questo amore per il viaggio vero diventi un’ imperativo per nostro modo di lavorare. Dopo aver fatto onore ad altre due tombe dei profeti che si trovano dentro piccoli e per il turismo sconosciuti santuari vicino al centro della città, nella zona dove una volta sorgeva quartiere ebraico, andiamo a visitare il ponte più famoso dell’Esfahan, Pol-e-Khaju che serviva anche come diga. Al suo centro vi sono due padiglioni reali, ognuno dei quali dispone di un balcone ornato di pitture, all’inizio e alla fine del ponte vi sono altri due padiglioni e poi i leoni: guida di racconta che loro occhi brillano di notte, andremo stasera a verificare se ci dice la verità. Facciamo le foto in groppa dei leoncini, serie e buffe. Il ponte è un luogo d’incontro dei esfahanesi che si trovano sotto le sue arcate ornate di maioliche; prosegue con primo boulevard del mondo Chahar Bagh. Il viale, costruito nel 1592, progettato con dei alberi e fiori collega tuttora il Pol-e-Khaju con piazza reale e rappresenta il centro commerciale della città. Vorrei sottolineare che tutti i monumenti che abbiamo visitato fin ora sono il volere da Shah Abbas il Grande, che regnò dal 1587 fino al 1629.
E’ ultima sera a Esfahan: andiamo a cenare nel giardino del caravanserraglio, oggi hotel di lusso Abbasi. E’ un luogo magico, luogo che evoca le immagini della Mille e una notte. Questo complesso costruito 300 anni fa, è uno dei più bei e più antichi alberghi del mondo, inaugurato come un caravanserraglio all’epoca del imperatore safavide Husayn. La struttura è stata rinnovata dagli anni ’50 da André Godard per combattere il degrado in cui versava. Vanta un bellissimo giardino alla persiana, un hall t, delle suites safavide e qajare, sale tra cui spicca Abbasi Hall, con soffitto e muri lavorati in foglia d’oro zecchino utilizzando altretanto preziosa tecnica kupburi. Però, per essere proprio sinceri sinceri, bisogna confessare che abbiamo mangiato meglio nel rinomato ristorante Shehrezad oggi a pranzo, dove ci hanno servito un agnello squisitissimo, nonostante che bellezza del posto è davvero unica. Commentiamo questo bellissimo luogo, parliamo di “moda” iraniana, mi complimento con i pantaloni che indossa A., ci scambiamo i complimenti per i foulard.
Prima di chiudere con giornata, un detto persiano: Esfahān è metà del mondo” (Esfahān nesf-e jahān). Già questo che abbiamo visto lo conferma, ma bisogna aggiungere che moltissimi edifici furono distrutti da Qajari che non volevano che città superasse in bellezza la loro nuova capitale, Tehran.
Ci sono dei antichi bagni, hammam-e Ali Gholi Agha, un luogo affascinante, con le vasche ricoperte maioliche e don dei dipinti murali di colori freschi e chiari. Proprio grazie a questi impianti pubblici e al loro ruolo igienico-sanitario, Iran non ha avuto mai le epidemie di peste, che in passato devastarono il resto del mondo.
Ci sono i Monar Jonban, minareti oscillanti, costruiti nel 1315. I minareti presentano un fenomeno strano: facendo oscillare uno, inizia ad oscillare anche l’altro. Per motivi di sicurezza nei ultimi anni non gli fanno oscillare più.
Nelle vicinanze dei minareti sorge il tempio di fuoco Otashgosh, posto sulla sommità di una ripida roccia, dedicato al dio zoroastriano Ahura Mazda, che per salita richiede tanto tempo, ma anche solo la vista della costruzione da lontano procura un’impressione notevole.
Dopo la cena andiamo a controllare se gli occhi dei leoncini sul ponte brillano davvero: brillano, ed è una delle meraviglie d’Esfahan. Poi andiamo in nostro albergo, cerchiamo di sistemare le valigie. Mi spiace lasciare Esfahan, e penso di non essere unica.

Giovedi, xx agosto.La strada ci porta verso Kashan. Carichiamo le valigie sul pullman e andiamo a vedere il ponte più antico del Esfahan, Shahrestan che conta più di 1800 anni. C’è una scolaresca, una classe composta di sole ragazze che, sedute per terra, disegnano il ponte. Passiamo accanto la centrale nucleare di Natanz. Ci fermiamo presso un autogrill iraniano, facciamo nostra tradizionale merenda, io riesco ottenere una vecchia banconota, che non ha più valore ma porta l’immagine di una rosa bellissima. Paesaggi mozzafiato. Un po’ prima di pranzo arriviamo alla cittadina di Kashan, situata in mezzo di deserto. Leggenda dice che da qui sono partiti i tre re Magi seguendo la stella. Fa caldo, siamo in pieno deserto. Scendiamo dal pullman e facciamo la nostra prima visita: la casa di Thabatabei. Disposta attorno un cortile con una grande vasca, ornata con deliziosi affreschi e stucchi, la casa incuriosisce per i notevoli dislivelli tra diverse stanze. Questi dislivelli insieme ad un sistema di aperture sui tetti e lungo i corridoi, creano un effetto “climatizzazione” naturale. Fa caldo, però la differenza della temperatura si sente. Ci sono altre case climatiche, una più bella dell’altro: la casa di mercante Borougerdi, la casa di Attar-ha…
Degni di una accurata visita bagni pubblici di Soltan Amir Ahmad, con un fiabesco tetto pieno di piccolecupole e di robusti camini in argilla. Vediamo anche l’impianto che serviva per riscaldare l’acqua,
Ci rechiamo ai giardini di Fin. Molte ragazzine ci fermano chiedendo di fare qualche foto con loro, bimbi fanno bagni nei canali del giardino, ci chiedono da dove veniamo e se Iran ci piace… Nostra guida ci racconta storia di questo luogo: E’ uno storico giardino persiano completato nel 1590 ed è il più antico giardino oggi esistente in paese. Contiene dei bellissimi edifici, tra cui hammam di Fin dove venne assassinato Amir Kabir, il primo ministro della dinastia Qajar, ucciso da un sicario inviato dallo Scià Nasser al-Din Shah Qajar nel 1852. Nelle vicinanze, a soli tre km di Kashan si trova Tepe Siyalk, sito fu scavato negli anni ‘30 dall’archeologo francese Roman Ghirshman, che hanno riportato alla luce uno dei più antichi insediamenti umani: il primo è del 6000-5500 a.C., mentre una ziggurat fu costruita verso il 3000 a.C.. Inoltre sono stati scoperti numerose ceramiche delle epoche successive, molte conservate nel Museo archeologico di Tehran. La città di Kashan è anche luogo di un pellegrinaggio laico: ci sono tanti iraniani che si recano alla tomba di Sohrab Sepehri, un pittore, poeta e scrittore, conosciuto a livello internazionale. Viaggiò parecchio durante tutta la sua vita, anche quando si trovò in ristrettezze economiche. Fu un uomo solitario che si tenne al di fuori delle vicende politiche che infiammavano gli intellettuali di quell’epoca, cercando sempre rifugio nella natura, simbolo di Dio e della sua potenza, ogni volta che la realtà circostante diveniva insopportabile. In seguito andiamo mangiare al ristorante Kashan Rose. E’ un posto delizioso, si mangia molto bene, le porzioni sono più che abbondanti. Alcuni mangiano agnello, altri pesce, altri pollo o vitello – ci scambiamo e proviamo tutti un po’ di tutto.
Si prosegue per Qom, una delle città sante iraniane. In questa città, detta città delle biblioteche e delle moschee ha studiato anche ayatollah Khomeini. Qui ci aspetta una sorpresa: alcuni mesi fa E. e io insieme a don F., S., R. e A. siamo stati a Milano a una conferenza organizzata da CIPMO sull’Iran. Dopo la conferenza ho parlato con il giornalista italiano Alberto Negri che mi ha fornito il numero di telefono di hojatoleslam Said Mustafa Milani. Ho telefonato, e il teologo sciita ci ha concesso una “intervista”… ci aspetta in nostro albergo… tutti siamo contenti di questa così rara opportunità … si tratta di un inaspettato e verissimo dialogo, nonostante che su alcune domande e alcune posizioni opinioni nostre e quelle del Milani divergevano. Nel nostro albergo Estegal ci aspetta una bella sala, parliamo con Milani come si parla tra vecchi conoscenti. Alla fine, cerchiamo di restituire almeno in parte la ospitalità dei iraniani e invitiamo il nostro ospite per la cena. Sono al tavolo con lui, Shahab e don: ci racconta di un suo amico di scuola (Milani, che è un cognome iraniano, ha studiato ingegneria a Milano) che è diventato gesuita. Aggiunge che erano amici perché uno e l’altro cercavano Dio.. Quando mi saluta però non mi porge la mano, è proibito dalla sharia. Lo chiedo, un po’ sfacciatamente, se fossimo in Italia, a Milano, mi darebbe la mano: risponde con un si, aggiungendo che bisogna rispettare le leggi del paese che ti ospita”. Prima di recarsi al santuario sento alcuni commenti: tutti sono entusiasti di questo incontro: S. e R., P. e G., F. e G…. Hotel è tipico hotel per i pellegrini iraniani, la tipologia di stanze è diversa da hotels che abbiamo avuto durante il nostro tour, assomiglia più a una casa che a un albergo, ma è molto pulito. A questo punto voglio aggiungere che in offerta turistica iraniana non sono entrate grandi catene alberghiere internazionali, quindi i standard sono un po’ diversi.
Dopo la cena visitiamo tutti il santuario – Astané. E’ veramente incredibile questo luogo, non ci sono dei turisti, il luogo pulsa d’una energia incredibile. Entriamo nel momento di preghiera. Spiego come entrare: dividono donne e uomini, ciascuno ha un proprio ingresso; è meglio che andiamo a visitare santuario in piccoli gruppi, perché così le probabilità di poter entrare anche dentro il santuario sono maggiori. Nel ingresso delle donne ci danno i chador, poi togliamo le scarpe e entriamo: le persone sono numerosissime, non c’è un centimetro libero né in cortile né nel santuario vero e proprio, cioè nel luogo dove si trova la tomba. Stiamo un po’ in cortile ascoltando la preghiera diffusa attraverso altoparlanti, e poi venivamo risucchiate dentro il fiume delle donne, vicine a loro nonostante straniere e di un’altra religione, siamo state portate insieme con loro come da una magia lungo i corridoi, sotto le volte tappezzate di specchi fino alla tomba della venerabile Hazrat-e Fatima Masumeh, sorella di imam Reza, tomba che rappresenta il cuore di questa moschea, che ogni anno accoglie quasi dieci milioni di pellegrini. Sono molto felice per il fatto che siamo riusciti ad entrare nel cuore del santuario… diversi mi hanno raccontato che non era possibile entrare. Uscite di nuovo in cortile, parliamo con le donne non si capisce in quale lingua, tutto è un sorriso, una stretta di mano, esse ci porgono loro bambini per fare le foto, ci chiedono se ci piace Iran… Ci troviamo tutti, conto “mie pecorelle”, attraversiamo il parcheggio dove ci sono i pellegrini che dormono anche nelle tende, nelle macchine, o per terra… Torniamo a casa a piedi: parlo con R. e S., poi con B. e A, poi con A., S., V., V., e R…. insomma, un po’ con tutti. Mi ricordo che una volta qui a Qom eravamo invitati tutti quanti (sempre un gruppo numeroso) ad un matrimonio: le donne e gli uomini festeggiavano separati. Secondo i racconti maschili sembra che gli uomini alla festa si annoiano, le donne invece erano “scatenate”, tutte in abiti di festa di taglio occidentale, attillati, scollati e pieni di strass, tutte erano truccatissime, senza velo e con gran voglia di divertimento. Anche la nostra guida e alcune di noi hanno preso parte attiva e ballano con loro, altre rispondono ai sorrisi sorridendo, mangiando la frutta e i gelati. Quando entrò lo sposo, unico autorizzato di vedere la sposa senza velo, quasi tutte le invitate si coprono la testa. Immagine che avevamo dell’Iran è completamente cambiata, soprattutto grazie alla incredibile apertura dei iraniane e iraniani che abbiamo incontrato in questi – brevissimi sette giorni.

Venerdì, 30 agosto.
Levataccia alle 5,00 di mattino. Colazione alle 5,30, si parte per le 6,00. Alle 7,15 siamo al aeroporto: aereo dovrebbe partire alle 9,30. Salutiamo gli autisti e la nostra guida Shahab, il viaggio è finito. Controlli, poi check in, poi controllo passaporti, poi ultimo controllo prima di imbarcarsi.
In aereo siamo tutte spettinate: alcune donne senza velo mi sembrano “strane”. Durante il volo un po’ dormo, un po’ parlo con ragazzo iraniano che va a studiare a Milano. Parla bene inglese e anche un po’ l’italiano. Come tanti giovani con cui ho scambiato le parole durante questo viaggio anche lui conferma che è musulmano, ma che l’islam non conta; ciò che conta per lui è essere iraniano. Aggiunge che ci sono tante cose da cambiare in Iran, ma che il carattere della gente e la bellezza dei posti non vanno cambiati a nessun costo. E come tanti giovani spera in apertura, spera un mondo che diventa più “connesso” nel senso più bello della parola.
Atterriamo in orario, volo è stato ottimo. Riprendiamo le valigie, ci aspetta pullman per il transfer a Milano. Salgo sul pullman e saluto tutti, raccomando di mandarmi qualche foto e qualche notizia. Con questo diario di viaggio ancora una volta ricordo e abbraccio tutti quanti, con sincera speranza che non è assolutamente solo quella professionale) di rivedervi.

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Alcuni commenti dei viaggi in Iran, effettuati nei ultimi cinque anni, l’ultimo in aprile 2018.

Per motivi di privacy, sono stati tolti i cognomi ove presenti

Carissima A,

devo ancora dirti grazie per il bellissimo riassunto delle giornate

in Iran! Mi hai aiutato a ricordare nei particolari ciò che abbiamo visto e

provato.. e anche la tua gentilezza e disponibilità!

Un abbraccio a te e a E., con grata amicizia! don Paolo

in viaggio… senza Geaway, ahime!…!

tra san Gioachimo e sant’Apollinare

Ciao A. ,

ti ringraziamo per gli scritti che ci hai inviato. Abbiamo trovato molto carina l’idea del diario del viaggio perche a distanza di tempo rileggendolo ci ricorderemo meglio tutte le cose vissute in Iran.

Ora che sono passati dei giorni dove abbiamo riflettuto sul questo viaggio possiamo dire che e’ stata un esperienza molto bella e interessante grazie anche a te e Soheila che vi siete dimostrate ottime guide. saluti cari Loris e Nicla

Grazie cara A, sia per le poesie che per il diario di viaggio. Un viaggio  indimenticabile grazie anche alla buona compagnia e alle accompagnatrici insuperabili. Spero in un futuro non troppo lontano, di avere ancora l’occasione di fare un viaggio con te e a questo proposito ricordati di tenermi aggiornata sui vs.programmi. Un abbraccio e spero a presto. Cristina C.

Ti ringrazio di cuore per averci ricordato così sollecitamente con

l’esauriente resoconto di viaggio e l’invio delle bellissime poesie che

integrano i libri che ho comprato durante il soggiorno.

Ti sono molto grata per l’aiuto che mi hai dato con spontaneità, affetto e

competenza quando mi sono sentita male, ora pare sia tutto passato e sto’

aspettando l’esito di alcuni esami che mi hanno prescritto.

Ti auguro buon lavoro e quando potrai felici vacanze!

A fine mese proseguirò la conoscenza dei paesi vicini alla Persia con un

viaggio in Uzbekistan dove spero di essere accompagnata con la stessa

professionalità, simpatia e sintonia che io come tutti ho riscontrato in

te e nostra guida.

Un caro saluto e un abbraccio, Donatella

Sono stata fuori e leggo solo oggi la posta. Ti ringrazio tanto per tutto quello che hai fatto per noi durante il bellissimo viaggio in Iran, per la tua preparazione, la sensibilità e la totale disponibilità. Il materiale di informazioni, considerazioni e analisi che ci consegni è davvero prezioso ed è straordinario avere anche i testi delle bellissime poesie persiane. Grazie ancora di cuore e spero di incontrarti in un prossimo viaggio o in una qualsiasi altra occasione. Un abbraccio. Margherita S.

Anche a nome di Gigliola Ti ringrazio di quanto ci hai inviato. Abbiamo apprezzato tantissimo la Tua disponibilità, pazienza e la Tua cultura, che sono un grande dono per la Tua professione.

Tienici al corrente delle iniziative che farai d’ora innanzi: certamente avremo occasione di fare altri viaggi e belle esperienze insieme.

Ancora grazie e a presto Alberto

Ho letto con ritardo e ho apprezzato molto l’ottimo e completo resoconto del viaggio, utilissimo per integrare i miei appunti e illustrare le foto, per ricordare tutte le cose viste, collocarle nel tempo e inquadrarle nella storia dell’Iran. Un viaggio indimenticabile!

Interessante anche la selezione di poesie allegate.

Grazie a Lei e un ricordo e un caro saluto a tutti i compagni di viaggio. Luigi G.

Scusa se ti invio questo e-mail con tanto ritardo, ma ho impiegato tantissimo tempo a “disfare la valigia”.

Ho un ricordo favoloso de viaggio in Iran (Persia Terra Biblica), e tutti mi invidiano. Ti ringrazio tantissimo per le attenzioni che hai avuto per me e per le belle conversazioni che siamo riusciti a fare insieme.

Per quanto riguarda il Cuneiforme Sumero, la lingua più antica dell’Umanità, il testo su cui l’ho “imparato” io, pare che non esista più (33 anni fa). Ma se tu vai su Google con le seguenti parole chiave: “sumerian” “cuneiform” “cambridge” trovi un mare di pubblicazioni e riferimenti consultabili anche on-line.

Ma io, al di là di Internet, avendo “una certa età”, ti consiglierei di andare alla libreria Hoepli di Milano, e lì dovresti trovare ciò che concerne il cuneiforme. Al massimo lo puoi ordinare.

Ma, già che ci sei, ti consiglierei di interessarti anche al Sanscrito, la base delle lingue Indoeuropee.

Lo studio, anche amatoriale, del Sanscrito e del Cuneiforme può anche essere un elisir di lunga vita e/o di “eterna giovinezza”. Ho detto tutto, o quasi. Ciao. Patrizio Z.

Che regalo mi hai fatto con il diario e le poesie! Mi hai rinnovato tutte le emozioni di questo bellissimo viaggio. Ho fatto un carico di libri in biblioteca sulla storia antica e moderna della Persia. Mi si è aperto un mondo, che gioia. Grazie ancora per il tuo modo paziente e sicuro di condurre il viaggio, sei stata veramente preziosa! Maria Edvige B.

Che  gioia ricevere gli allegati alla tua mail sul nostro meraviglioso viaggio in Iran ! E’ stato un viaggio che mi ha emozionato tantissimo e che manterrò intatto nel cuore. E certo anche grazie a te e a guida iraniana. Ti ringrazio tantissimo e complimenti per il tuo italiano! Ciao, ciao        Maria Grazia

Carissima A, grazie grazie grazie per la tua lettera e per le poesie che ci hai mandato!!! Confermo che è stato davvero un bellissimo viaggio. Entusiasmante. E sicuramente il gruppo ha contribuito. Ma prima di tutto è stata la vostra organizzazione a rendere questo viaggio…speciale! E tu sei davvero bravissima: lo conferma la tua mail…:il materiale che ci hai mandato è ..un valore aggiunto! Pur nelle nostre diversità noi …gruppo non ci siamo mai sentiti dei numeri e questo è molto importante forse soprattutto quando si viaggia in più di quaranta. L’Iran è davvero un paese stupendo e vorrei tornarci.. Grazie quindi per…tutto e spero proprio ci si possa vedere presto!

Carola e .. Mimmo …Pensa che quando siamo tornati, il pomeriggio sono uscita per fare la spesa…Arrivata al portone di casa mi sono detta: accidenti ho dimenticato il… velo! Che tremendo condizionamento in una sola settimana!  Un abbraccio

Buon giorno A,

come d’accordo ti invio la scheda valutazione del nostro viaggio in Iran.

La parte relativa alle opinioni preferisco indicarla nella mail in considerazione di una pessima grafia, di difficile lettura.

….. A mio avviso le ottime spiegazioni fornite durante il viaggio dal nostro Shahab dovrebbero essere più aderenti alla tipologia media dei partecipanti, tenendo conto dell’età media, del livello culturale, del gradimento. La mia sensazione è che siano invece troppo standardizzate e che, se per alcuni possono risultare estremamente interessanti, per la maggioranza rischiano di essere dispersive.

Forse è preferibile fornire poche e sintetiche nozioni, più facilmente memorizzabili, che non addentrarsi in percorsi troppo dettagliati.

Ovviamente è solo un parere personale ed io ho apprezzato moltissimo le spiegazioni.

…..

Giudizio generale, un ottimo viaggio! Un abbraccio Enrica

Gentile P,

mi scuso per il ritardo nella risposta, ma durante il nostro viaggio sia mia mamma (96 anni), sia mia suocera (88) hanno avuto problemi di salute e il nostro rientro è stato quindi un po’ movimentato! Avendo già avuto un colloquio telefonico con Anita subito dopo il rientro, ho rimandato questa risposta a tempi migliori!

Il viaggio è andato molto bene. Ci siamo sentiti sempre assistiti, prima della partenza con la vostra agenzia, alla Malpensa con il vostro incaricato e a destinazione. L’Iran è sicuramente un paese che merita di essere visitato per la sua storia millenaria testimoniata da siti archeologici favolosi, per la tranquillità sperimentata dovunque, per la cordialità del suo popolo (in un albergo, la sera, una famigliola iraniana stava festeggiando il compleanno del bambino di 9 anni; hanno voluto fare le foto con noi e ci hanno offerto la torta!).

La guida Sohrab, cui il nostro gruppo è stato affidato, era indubbiamente molto esperta (professore anche all’università e formatore delle altre guide), ci ha introdotto (in un ottimo italiano) in questo mondo così diverso dal nostro avvicinandoci anche alla magia dell’antica Persia e trasformando così la nostra vacanza in un viaggio molto interessante. Sohrab è riuscito anche ad allargare il programma previsto, in particolare segnalo la visita del mausoleo di Fatima a Qom che merita davvero una sosta lungo la strada da Isfahan a Tehran. Merita un elogio anche l’autista del nostro pulmino, Keyvan, di una cordialità è gentilezza veramente uniche!

Gli alberghi, 4 o 5 stelle, sono stati accoglienti: a Shiraz mi sento di consigliare lo Shiraz hotel (5 stelle) più nuovo rispetto al nostro che era un po’ carente, in particolare per i bagni. I pasti sono sempre stati buoni: verdure, riso, pollo, manzo, vitello, agnello gli alimenti presenti in generale nei menu, ma i locali scelti dalla guida lì proponevano in modi diversi, così abbiamo avvertito meno la monotonia.

Proprio in una sala di un ristorante (completamente deserta) don Romano ha celebrato la Messa di Pasqua per noi.

In conclusione: è un viaggio che mi sento di consigliare vivamente!

Anita mi aveva chiesto di mandarle una mail sul viaggio per cui le chiedo cortesemente di condividere con lei questa.

Mi faccia sapere se vi può essere utile avere anche alcune foto. Grazie di tutto, un caro saluto

Teresa

Iran

Dati amministrativi

Nome completo Repubblica Islamica

Lingue

turco, arabo e inglese

Capitale

Teheran

Politica

Repubblica Islamica

Religione

Sunniti 8%; zorastriani, ebrei, cristiani, baha’i, yezedi e indù 2%.

Superficie

Totale 1.648.195 km² (18°)

Popolazione

Totale 77 176 930

Densità 48 ab./ km²

Confini

Aghanistan, Armenia, Azerbaigian, Iraq, Nagorno- Karabakh, Pakistan, Turchia, Turkmenistan.

Fuso orario

Avanti 2 ore e 3o minuti rispetto l’Italia.

Moneta

Ryal Iraniano

Documenti d’ingresso

Passaporto o carta d’identità valida per l’espatrio.

Sanità

Non è richiesta alcuna vaccinazione.

Clima

Inverni molto freddi, mentre d’estate le temperature possono arrivare fino a 50°. La regione occidentale è quella più fredda.

Tra novembre e febbraio le temperature scendono anche sotto lo zero.

L’iran orientale è caratterizzato da inverni freddi. Il mese più piovoso è marzo, ma sono presenti comunque estati calde e secche.

La provincia di Teheran ha un clima arido, in città le estati sono calde, asciutte e per niente ventilate.

Tra novembre e metà maggio gli acquazzoni sono piuttosto frequenti.

Iran – la terra di cui partirono i Magi, coraggiosi cercatori di Dio

27 settembre 2013, Sala Capitolare della Basilica di S. Eustorgio, Milano

Persia, la terra di cui partirono i Magi, coraggiosi “cercatori di Dio”

Al termine dell’anno della fede GEAWAY ha voluto organizzare una tavola rotonda sull’Iran, l’antica Persia a partire da una verità che è stata tramandata dalla tradizione cristiana, ovvero che i Magi “corraggiosi cercatori di Dio” e come tali, immagine di ogni credente, siano partiti proprio da queste terre nel  loro viaggio  alla  ricerca  dell’Assoluto. L’evento  si è svolto nel  complesso  della Basilica di     S. Eustorgio, luogo che conserva parte delle Reliquie dei Santi Magi, donate dall’imperatore d’Oriente Costantino al vescovo di Milano Eustorgio.

Compiere un viaggio in Iran per un credente significa da un lato riscoprire il punto di partenza del cammino dei Patriarchi verso la Terra Promessa, dall’altro rivivere l’esperienza drammatica dell’esilio del popolo ebraico in terra straniera e della liberazione grazie all’Editto del imperatore persiano Ciro il Grande.

Al di là di una prospettiva specificamente cristiana, visitare questa meravigliosa terra significa entrare in contatto con un ricchissimo patrimonio storico e culturale, considerato culla (oltre diecimila anni) e crocevia (via della Seta) delle civiltà, come ci è stato illustrato dalla dott.ssa Anita Kuhta.

Inoltre, scoprendo questa nazione abbiamo l’opportunità di entrare in dialogo con gente aperta e curiosa, che capovolge i preconcetti “negativi” sull’islam sciita, imposti dai mass-media occidentali, come ci è stato testimoniato da diversi partecipanti ai nostri viaggi, e in particolare, da don Paolo Citran.

Il convegno, aperto dai saluti di don Giorgio Riva, prevosto di S. Eustorgio e di Enzo Toniutto, amministratore di GEAWAY, sapientemente condotto da Silvana Brusamolino, ha visto la presenza di sacerdoti, incaricati parrocchiali per il turismo, responsabili di vari CRAL e associazioni culturali. L’evento si è concluso con una piacevole visita alla Cappella Portinari, guidata dal prof. Luciano Formica.

Certamente, alla serata non poteva mancare … un rinfresco conviviale svoltosi presso gli spazi del primo chiostro, sotto la protezione benevola dei sapienti Magi che ci ricordano da oltre due millenni quanto è importante mettersi in cammino e cercare. Con noi c’è anche la stella, loro guida celeste, uno dei più amati simboli natalizi: ci guarda dal punto più alto del duecentesco campanile di S. Eustorgio.

Per finire una coincidenza singolare: l’evento si è svolto il 27 settembre 2013, giorno in cui si sono telefonati, dopo 34 anni di gelo diplomatico tra Iran e USA, i presidenti Hassan Rowhani e Barack Obama. Auguriamo che i rapporti futuri tra i due paesi siano guidati da una buona stella …

Lo staff di GEAWAY

Il Video dell’evento

Conferenza GeaWay

Incontro con il Mullah Milani a Qom – Un nostro gruppo in viaggio in Iran agosto 2013